Home Approfondimenti culturali Santi Carmelitani Il Mistero pasquale: uno squarcio illuminato dalla fiamma dell’amore -- Rilettura trinitaria del Mistero pasquale alla scuola di san Giovanni della Croce
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Indice
Il Mistero pasquale: uno squarcio illuminato dalla fiamma dell’amore -- Rilettura trinitaria del Mistero pasquale alla scuola di san Giovanni della Croce
1. La consegna della Trinità nella croce di Gesù Cristo
2. La Risurrezione: rivelazione del costante amore trinitario
3. L’amore non sta mai ozioso (F 1,8)
Conclusione
Tutte le pagine



T
utti alla ricerca della gioia, con il desiderio di toccarla, di darle una consistenza e, soprattutto, una durata. Ma la gioia, spesso, non raggiunge il tatto perché

chi ha la gioia e vorrebbe trasmetterla ci prova a parole. Ma le parole non bastano più. Non si raggiunge l’altro solo con le parole, ma occorre mettersi in gioco in prima persona, nella carne, nel corpo. Il Mistero pasquale è Dio che si mette in gioco con tutta la sua consistenza dell’essere e, per essere più concreto, con la carne di Gesù di Nazaret, vera cerniera tra l’impegno di rivelazione attraverso la parola e la rivelazione con il fatto dell’incarnazione. L’evangelista Giovanni fa sintesi di questo rapporto affermando: “il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14).

 

In questo processo di umanizzazione della gioia, Dio torna a sedurre la vita, ad incantarla. Come? “Quando sarò innalzato da terra, trarrò tutti a me” (Gv 12,32). Ecco il valico aperto attraverso cui la verità si fa permeabile al tatto e la gioia percepibile: la bellezza.

La bellezza è fascino che attira, seduce, riscalda il cuore, è gioia tattile. La bellezza ci “tocca”, ci sfiora come “mano blanda” (carezza), come “toque delicado” (tocco delicato)1, solo quando è amore che si realizza e diviene evidenza di un dono: una donna che si fa bella per il marito, una spiaggia che i secoli hanno scavato nella roccia per i nostri occhi, una rosa che un giardiniere ha curato, un capolavoro che è costato fatica e disperazione all’artista, una lezione che un professore ha preparato con rinnovato slancio. E’ ancora l’evangelista Giovanni a suggerirci questo percorso: “Colui che era fin dal principio, colui che noi abbiamo udito, colui che abbiamo veduto con i nostri occhi, colui che contemplammo e che le nostre mani toccarono, cioè il Verbo della vita” (1 Gv 1,1).

 




1. GIOVANNI DELLA CROCE, Fiamma d’amor viva, Strofa 2, Ed. OCD, Morena (Roma) 2005, p. 32. [indietro]
Ultimo aggiornamento Sabato 17 Marzo 2012 15:12
 
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